Ma è la spesa o lo Sbarco in Normandia? – Parte II Il Supermercato

Dopo aver visto (e rivissuto le avventure di) come ci si prepara alla spesa ai tempi del Coronavirus, osserviamo quanto si è costretti a passare pur di fare un po’ di spesa.

Dopo aver scoperto che “Apriti Sesamo!” non funziona sulla porta del tuo garage, hai preso l’auto e ti sei diretto verso il supermercato che hai scelto. In realtà, viste le esperienze passate, hai imparato a fare una gerarchia delle mete. Ti dirigi, quindi, al tuo primo obbiettivo: la catena gigante con i reparti giganti e i rifornimenti giganti. Meglio recuperare tutto senza doversi preoccupare del “Mezzogiorno di Fuoco” in caso di incrocio nella stessa corsia.

Con la tua adorata macchina – dopo un viaggio in cui la tua città ti è sembrata ancora più bella – ti avvicini al tuo obiettivo, butti un occhio alla coda fuori, ti prendi un coccolone, pianifichi di andare al tuo obiettivo numero due, arrivi all’obiettivo numero due e vedi che è messo male quanto il precedente, decidi di tornare all’obiettivo numero uno consapevole che lì, almeno, troverai parcheggio.

E’ arrivato il momento di mettersi in coda. Hai già capito che se sono le 10 probabilmente uscirai di lì almeno tre ore dopo. Ad aiutare la situazione c’è anche un meteo che urla “Winter is Coming” e tu hai solo la giacca di fustagno e speri con tutto il cuore di non prenderti una broncopolmonite. Quella normale.

Dopo i primi 30 minuti di attesa anche conversare col tizio dietro di te diventa interessante. Soprattutto quel video che ci tiene proprio a mostrarti, con il neonato nato con le mani attaccate e che dopo l’intervento sembra proprio avere le stigmate.

Ogni volta che la fila scorre, ti senti Mennea che sta per terminare le Olimpiadi. Le gambe iniziano a cedere e dopo 2 ore e mezza di ballo sul posto per evitare l’ibernazione, inizi a chiederti se valga come cardio.

Ma ehi, è il tuo turno!

Nel supermercato entri con fervore ed entusiasmo (soprattutto perché finalmente sei al caldo) e con la grazia degli gnu che uccisero Mufasa, ti dirigi verso i reparti.

Guardi la lista. Depenni la lista. Manca l’alcool! E l’Amuchina! E l’ammoniaca! La candeggina? Nemmeno. E manca il lievito! IL LIEVITO! Quando mai è mancato il lievito da panificazione. Dopo ‘sta quarantena saremo: Italiani, popolo di sarti e panificatori.

Corri dalla carta igienica temendo il peggio ma fortunatamente quella c’è.

Poi è la volta della pasta e mentre sei lì che inizi a prendere in considerazione altre marche rispetto a quella che prendi di solito, ecco che incroci LEI. La previdente. L’esperta delle scorte. Ha un carrello con 10 kg – 10 KG! – di spaghetti. E ti soffermi a chiederti: quanto tempo ci vorrà per far fuori 10 kg di spaghetti? Non ti stanchi? Li farà al tonno? Col pesce? Al sugo? Alla carbonara? Uh!!!!Le uova!!!

Segue inversione a U che quelli di “Squadra Speciale Cobra 11” hanno già il tuo poster al distretto.

Poiché ci tieni a non fare frittate prima del tempo (o carbonare), infili le uova nella tua borsetta e poi scorri la lista per capire se hai preso proprio tutto e te ne puoi tornare a casa. Anche perché la voce insistente dell’altoparlante continua a ripetere di “fare la spesa il più in fretta possibile per poter agevolare le altre persone in attesa” e tu ti senti un po’ in colpa.

Finita la spesa ti dirigi alla cassa: svuoti il carrello facendo attenzione a poggiare la tessera fedeltà sul primo articolo così da non doverla passare alla commessa. Inizi a lanciare la spesa nel carrello con la classe di Michael Jordan e la precisione di Robin Hood.

E’ il momento di pagare: apri la borsetta, ti accorgi delle uova, le dai alla commessa, le chiedi scusa milioni di volte chiarendo che non avevi intenzione di rubarle solo di evitare di romperle e poi le porgi i soldi. <Porgi>…diciamo che tendi le braccia nella figura del triangolo dello yoga nel tentativo di non avvicinarti troppo ed evitare di esporre lei (donna eroina che lavora mentre noi stiamo al sicuro nelle nostre case!) ad eventuale contatto eccessivo.

Una cosa è sicura, alla fine di tutto questo, avremo tutti le braccia più lunghe.

Mentre ti avvii alla macchina, osservi la fila di persone che ancora sono in attesa e ti ricordi di non guardarle negli occhi: il senso di colpa continua a galoppare. Esattamente come la Bora che nel frattempo sta spazzando il parcheggio con la gente in fila.

La musica di “Giorni di gloria” ti accompagna mentre torni a casa dove inizierà la parte finale dell’avventura. Ma questo ve lo racconto un’altra volta…

Ma è la spesa o lo Sbarco in Normandia? Parte I – Prepararsi

La prima volta è stata pura angoscia.

Non mettevo il naso fuori casa da almeno una settimana, nella quale avevano chiuso qualsiasi cosa non fosse necessaria. Salvo lasciare aperte le profumerie: non ne ho ben capito il motivo. Sei a casa per cui puoi lavarti quando vuoi. O puoi puzzare quanto vuoi.

Dopo una prima volta al cardiopalma, prepararsi per la spesa, è iniziato a somigliare ad una missione speciale per la quale super organizzarsi.

Primo Passo: la lista.

Va fatta rigorosamente seguendo l’ordine delle corsie. Il che presuppone che tu – soldato pronto la battaglia – sappia già in quali negozi andrai. E che suddetti negozi non ti spostino gli articoli.

Secondo Passo: equipaggiarsi.

Noi fanciulle, per prima cosa, dobbiamo legarci i capelli: si sa, quelli quando li vuoi fermi come una vela nella bonaccia, non stanno. In compenso quando li vorresti perfettamente in piega, vivono di vita loro. La ragione è molto semplice, eviti di toccarti il viso e di ritrovarti con un look alla Flock of Seagulls per via degli elastici.

Alla mia quarta spesa ho scoperto il carrellino pensionati style dei miei. Pratico, ha le ruote, e mi evita di dover mettere le mani su carrelli già usati da altri.

I guanti: 2 paia, mi raccomando. Perché sta pur sicuro che il primo si romperà e tu viaggerai col calzino pardon, guanto, bucato.

Il disinfettante, per chi ce l’ha. Visto che è diventato più raro di un discorso senza parolacce al Grande Fratello.

E poi, l’autocertificazione. Ce l’hai? E’ aggiornata? Compilata correttamente in tutte le sue postille? Le prime erano più semplici, quest’ultima versione (o almeno credo: ne ha emanata un’altra dal 26 di marzo?!) ti chiede anche l’indirizzo esatto dove andrai. Scegliere il supermercato diventa un matrimonio: non puoi cambiare idea dopo che hai visto la coda lunga 800 metri a spirali concentriche sotto una Bora pre-nevicata. Pena, multa! Credo, suppongo.

E la mascherina? Ora iniziano a diffondersi grazie agli arrivi in farmacia ma i primi tempi, gli italiani sono diventati popolo di saRti e inventori. Mascherine fatte con assorbenti, panni per i pavimenti, pannolini, garze, coppe di reggiseni (e mi raccomando a scegliere quella che sostiene di più!) e la grande vincitrice: la carta da forno.

Introdotta a noi popolo ignorante da Barbara Palombelli sotto consiglio di un medico, la carta da forno ha il grande pregio di non traspirare. Ergo, di non respirare. Per cui se hai il coronavirus ti infetti da solo e non gli altri. Peccato per quella cosina da nulla che si chiama <respirare con regolarità>. Risultato? Andare in giro boccheggiando come il pesce rosso fuggito dalla boccia.

E una piacevole sensazione di pelle liscia e priva di grasso quando toglierai la mascherina.

Mia mamma si è specializzata: ha iniziato con la borsa della spesa in tessuto non tessuto al cui interno ha inserito la carta forno; ha raggiunto il massimo della genialità (e badate bene, non è sarcasmo!) usando un vecchio lenzuolo di quelli che per stirarli ci vuole olio di gomito e candela di Lourdes. E dentro l’immancabile carta da forno. Sono figlia di un genio!

Ma ecco il primo problema. Aprirei una parentesi dedicata a quelli come me. I Quattrocchi. Quelli che senza occhiali non sarebbero in grado di riconoscere se stessi davanti a uno specchio. Quelli che se girano senza lenti finiscono in ospedale: per trauma cranico e frattura di entrambe le gambe.

Queste amabili mascherine hanno il brutto vizio di non sapere quale sia il loro posto. Troppo su non ci vedi, troppo giù ti si appannano le lenti (e quindi non ci vedi). Improvvisamente, è nebbia in Val Padana. Io, ad esempio, sono entrata dal macellaio l’altro giorno e l’effetto sauna finlandese si è impossessato delle lenti. “Cosa le do, signora?” – “500 g di tritata fritta di vino e…???”. No, era <tritata mista di bovino e maiale>, disse lei dopo aver avvicinato il foglietto a distanza 2 cm dalla faccia.

Ma ehi, in questo momento di clausura un po’ di emozione ci vuole!

Dopo che ti sei bardato, pronto per una missione nel deserto durante una tempesta di sabbia, esci di casa. Scendi le scale evitando di toccare il mancorrente, apri il portone usando il mignolo e sei fuori. All’aria aperta, su un marciapiede, e per qualche secondo ti sembra tutto bellissimo. Persino le cacche di cane profumano di rose. Fai due passi, esci dalla tua – mia – zona deserta e…Ma questo ve lo racconto un’altra volta.