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Storia di due anime…e di due libri

Quando “Storia di due anime” di Alex Landragin è uscito, il battage pubblicitario per noi bookstagrammer è stato quasi onnipresente.

Non credo ci sia stato giorno in cui io non ne abbia visto la copertina: vuoi sulle pagine della Editrice Nord, vuoi su quelle di altri bookstagrammer come me.

Inutile dirvi che la curiosità ha avuto la meglio. Alla curiosità è seguito un sincero interesse. Al sincero interesse è seguito l’acquisto e la lettura.

Nella prefazione al libro, Alex Landragin, che di mestiere è copywriter non rilegatore, racconta di un misterioso manoscritto che viene affidato da un’altrettanto misteriosa baronessa ad una rilegatoria.

La baronessa viene trovata morta in circostanze cruente poco dopo e la curiosità per il manoscritto si fa pressante al punto da convincere il rilegatore ad infrangere la promessa fatta alla baronessa e leggerlo.

A rendere intrigante la storia – già di per sé molto affascinante – è il diverso ordine di lettura col quale approcciare il romanzo. A seconda della modalità scelta dal lettore, si leggerà la stessa storia ma con sfumature e conseguenze diverse per chi legge.

Modalità Convenzionale ovvero seguendo l’ordine delle pagine.

Se sceglie la modalità tradizionale, il lettore leggerà tre romanzi collegati fra loro da un denominatore comune che diverrà chiaro quando si arriverà all’ultima sezione.

Sicuramente è una lettura più sistematica, essa permette di appassionarsi ai personaggi e ai luoghi delle storie e di salutarli quando si arriva alla fine.

Le tre sezioni sono:

L’educazione di un mostro: è il racconto dell’ultimo spaccato di vita del vero Charles Baudelaire. Viene definito uno scritto originale dello stesso poeta che narra in prima persona l’incontro con la donna destinata a cambiargli la vita. In questa prima parte del romanzo, la scrittura si fa irta e spigolosa, specchio della confusione delle vicende che coinvolgono il poeta maledetto.

La città fantasma: è la parte che mi è piaciuta di più. L’amore di Landragin per Parigi esplode in tutta la sua bellezza e la magia dell’incontro fra un profugo tedesco ed una misteriosa donna nella Francia precedente all’occupazione nazista coinvolge il lettore in un vortice di avventure la cui conclusione lascia spiazzati ma anche desiderosi di saperne di più

Il racconto dell’albatro: è la terza parte del romanzo e quella cruciale per comprenderne la bellezza (oltre al significato dei due racconti precedenti). Attraverso il viaggio di due anime – o forse tre – il lettore si sposta nello spazio e nel tempo ed insieme alla giovane Alula vive molte vite, tutte destinate a lasciare un segno. Qui la prosa sa alternare momenti serrati in cui lo sguardo del lettore corre a perdifiato fra le righe della pagina, a momenti rilassati nei quali godere dei luoghi e degli eventi.

Nel complesso i tre racconti sembrano giustapposti, legati da un fil rouge rappresentato dalla misteriosa Société Baudelaire e la caccia al manoscritto del poeta che apre il romanzo. Come tessere di un puzzle compongono una figura quando affiancati ma mantengono la propria identità distinta che viene nettamente percepita dal lettore.

Modalità della Baronessa ovvero già immagino il film

La sequenza suggerita dalla Baronessa mescola le carte, i luoghi, i tempi, i personaggi.

Tutto diventa più organico, frenetico, il legame fra le storie si esplicita ed il lettore si abbandona alla storia incalzato da eventi che non verranno ripresi nell’immediato ma solo dopo che l’attenzione verrà dirottata su altri tempi e luoghi, in un circolo che tiene desta l’attenzione e la tensione emotiva.

Riesco facilmente ad immaginare un film che segua quest’ordine della storia. Anzi, spero che qualcuno ne acquisti i diritti e decida di trasformarlo in un film. O una miniserie.

La citazione

“Non è forse vero che, nella società civile, distogliamo lo sguardo proprio a causa della vertigine che proviamo quando guardiamo un’altra persona negli occhi? E che cos’è quella vertigine se non la paura, o meglio, il desiderio che lo scambio avvenga? Le nostre anime non sono forse costantemente protese le une verso le altre, alla ricerca della libertà di scambiarsi?”

Un pregio

Intrigante e profondo, la peregrinazione dell’anima di Alula di corpo in corpo coinvolge e appassiona.

Un difetto

Più che un difetto un dubbio: se lo avessi letto prima nella sequenza della baronessa, sarei stata in grado di comprenderne appieno la storia o, al contrario, sarei stata confusa?

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Letture per l’estate- La saga di All Souls o A Discovery of Witches di Deborah Harkness

Confesso. Faccio parte di quel gruppo di persone che non ha mai amato le storie di vampiri – eccezion fatta per Bram Stoker – e che si è sempre rifiutata di leggere qualunque cosa li riguardasse. Ho alimentato così non solo la mia crassa ignoranza (i vampiri non so tutti uguali e non sono tutti cattivi esseri satanici) ma mi sono anche persa alcuni libri interessanti.

Circa un anno fa, grazie ad un’amica e complice l’uscita della serie tv, mi sono avvicinata alla saga di Deborah Harkness.

Storica accademica e scrittrice americana, Harkness ha pubblicato una prima trilogia dedicata al mondo magico.

La All Souls Trilogy comprende: Il libro della vita e della morte (A Discovery of Witches), L’ombra della notte (Shadow of Night) e Il Bacio delle Tenebre (The Book of Life).

Il punto di partenza è semplice: al mondo, accanto agli esseri umani vivono anche altre tre specie: vampiri, streghe e demoni, da intendersi come i daimon di Socrate, gli esseri che facevano da ponte tra l’umano e il divino (magico, in questo caso) e non come i demoni dell’immaginario alla Supernatural. Con la regola perentoria di non influenzare le vicende umane, le tre specie convivono più o meno pacificamente e sono sorvegliate costantemente dalla Congregazione, ente che riunisce rappresentanti di ciascuna categoria magica.

La storia inizia quando un’ignara storica americana – Diana Bishop – incappa accidentalmente in un vecchio manoscritto, custode di segreti sulla nascita degli esseri magici e oggetto del contendere di tutta la comunità non umana. Manoscritto che sparisce misteriosamente subito dopo.

La situazione si complica quando 1) si scopre che Diana è una strega parecchio potente alla quale erano stati silenziati i poteri 2) entra in scena Matthew de Clermont, vampiro discendente di una delle famiglie più potenti della Congregazione.

Parallelamente allo svilupparsi della storia d’amore – proibita! – fra la strega e il vampiro, l’indagine per ritrovare il manoscritto scomparso si infittisce di trame, nemici e viaggi nel tempo.

Con una narrazione incalzante e personaggi ben approfonditi, Harkness è riuscita a costruire un mondo affascinante fatto di regole e magia, intrighi ma anche tranquilla familiarità.

Il suo essere accademica di professione, poi, dona ai dettagli storici fedeltà ed interesse per lo spettatore, al punto che gli appassionati o studiosi di storia potrebbero trovare pane per i propri denti.

Dei tre libri, il mio preferito è sicuramente il secondo. Ambientato quasi interamente in epoca elisabettiana, è il volume in cui i due protagonisti vengono più approfonditi così come approfondita è anche la storia magica che li riguarda.

Il secondo volume è quello che ha sancito il mio affetto per la saga, per i suoi personaggi e per uno stile che non cade nello stereotipo nemmeno nelle scene più classiche del genere.

L’universo di esseri magici, e non, che ruota attorno ai protagonisti, poi, è molto ben tratteggiato, al punto che quando ho iniziato il seguito della trilogia (ne parlo fra poco), mi sono scoperta entusiasta di ritrovarli tutti.

Fortunatamente, Sky ha deciso di farne una trasposizione televisiva.

“A Discovery of Witches”, la serie, prende il titolo del primo libro ma narrerà la storia di tutti e tre.

Diana ha il volto di Teresa Palmer, Matthew è il sempre perfetto Matthew Goode. Ma nel cast troviamo anche nomi importanti del cinema britannico come Alex Kingston, Owen Teale, Valarie Pettiford, Lindsey Duncan e James Purefoy (nella seconda stagione).

Con una sceneggiatura fedelissima al libro di partenza, l’abilità del cast ed un abile uso della fotografia, i fan del libro hanno potuto vedere la storia prendere vita sullo schermo.

Per cui, mi sono innamorata anche della serie tv e non vedo l’ora che arrivi gennaio con la seconda stagione.

Al momento attuale sto leggendo Time’s Convert-Il figlio del tempo, quarto libro dedicato alla famiglia de Clermont, che si propone si ampliare la storia anche ad altri personaggi, ma senza abbandonare del tutto i vecchi.

Lo sto leggendo in lingua originale e posso affermare senza ombra di dubbio che merita moltissimo e che Harkness ha uno stile molto fluido e accattivante. Mi sta piacendo persino di più della trilogia originale, pensate un po’! Tanto che sto meditando di rileggere All Souls in inglese.

La storia si divide in tre tronconi: due nel presente, uno nel passato. Sui quali non vi dico di più per non spoilerarvi eventi della trilogia.

Ritroviamo i personaggi noti e approfondiamo altri che nella trilogia erano solo citati. Facciamo un salto nell’era delle Rivoluzioni e ci perdiamo tra i vicoli di New Orleans e Parigi.

Insomma, sono quasi alla fine e se non fosse per la pila di libri che mi chiama per essere letta, inizio a sentirmi già un po’ orfana.

La citazione

Tutto ebbe inizio con l’assenza e il desiderio
Tutto ebbe inizio con il sangue e la paura
Tutto ebbe inizio con la scoperta delle streghe

Un Pregio

Intrigante, divertente, affascinante. Bello stile, ben scritti i personaggi, luoghi e vicende.

Un difetto

Tarda un po’ ad ingranare.

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I for Isobel o La Lettrice Testarda

Una quarta di copertina furbissima mi ha convinto ad acquistare il libro di Amy Witting, nome de plume della scrittrice australiana Joan Austral Fraser (1918-2001).

Malgrado la quarta fosse costruita per attirare l’attenzione degli appassionati di letteratura, per gli accumulatori di libri, i bibliofili come me, il libro racconta altro.

Il titolo originale è “I for Isobel”, riferimento alla psicologia freudiana che diventa chiarissimo una volta letta la storia di Isobel.

Vittima degli abusi verbali della madre fin da piccola, Isobel fatica a trovare un modo di esprimersi e relazionarsi agli altri ed i libri diventano il suo rifugio sicuro, l’appiglio che la fa sentire “giusta” e che la rassicura quando le sembra di essere “sbagliata”.

Il tema degli abusi psicologici dei genitori è presente in molti dei testi dell’autrice e non stupisce quindi ritrovarlo in un contesto in cui la lettura e gli esempi dei libri, diventano un mondo altro in cui sentirsi accettata e amata.

Al centro della storia si pone quindi il cammino psicologico che Isobel compie verso la definizione del proprio Io. La presa di consapevolezza che a vedersi sbagliata era lei stessa e non i suoi interlocutori.

Fino ad un primo lieto fine che non vi svelo.

Esiste anche un seguito al romanzo, “Isobel on the way to the corner shop?”, che non credo sia ancora stato tradotto in Italia.

Confesso di aver fatto molta fatica a tollerare la protagonista e questo mi ha fatto faticare non poco nella lettura.

Tuttavia il libro ha uno stile interessante che evolve nel corso della vicenda da un linguaggio più bambino ad uno adulto, pieno di immagini suggestive.

La Citazione

“Ti sei costruita un muro tutto intorno e troppo tardi ti sei ritrovata chiusa dentro.”

Il pregio

L’introspezione del personaggio e lo stile che evolve.

Il difetto

Non c’è un momento di reale epifania del personaggio e la conclusione risulta subitanea senza un’adeguata preparazione precedente.