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Ma è la spesa o lo Sbarco in Normandia? – Parte III Il Ritorno della Jedi

Prepararsi per la spesa, fare la spesa, tornare – vittoriosi – dalla spesa.

La prima volta che sei uscita pensavi che la parte veramente ardua fosse quella nel supermercato: con tutta quella folla e quelle code. Invece, dopo 5 settimane, ora sai che la vera sfida è tornare a casa. Al punto che ogni volta ti ritrovi a pensare come poter cucinare i gerani del balcone in maniera sfiziosa. Dite che Benedetta ha già inventato una ricetta ad hoc? Magari con le orchidee? No, perché le mie orchidee proprio non riescono a resistere a lungo, tanto vale andare di eutanasia e sacrificarle per una nobile causa.

Ma dicevamo, avete appena lasciato alle vostre spalle i 3 km di coda davanti al supermercato e con l’entusiasmo di Winnie The Pooh davanti al barattolo del miele, vi dirigete verso casa. Siccome il mio posto auto dista un buon 30 di m dal portone, mollo la macchina alla meno peggio (aka in maniera da non causare incidenti) nei pressi di casa e mi accingo alla tredicesima fatica di Ercole: quella che in realtà fece Deianira e che la spinse a fare indossare al marito il famoso mantello avvelenato. Scaricare la spesa.

Ah!Se solo fossimo nel mondo di Harry Potter e con un banale <baule locomotor> potessimo spostare 3 borse ed un carrello di spesa!

Esci dall’auto e ti dirigi verso il portabagagli. Con la forza di The Rock e la velocità di Beep Beep, recuperi la spesa e la depositi sul marciapiede. Chiudi l’auto. Ti allontani. Ti viene il dubbio di non avere chiuso. Posi le borse. Apri e richiudi l’auto. E punti dritta al portone.

Ti disinfetti le mani, prendi le chiavi, apri facendo attenzione a non toccare nulla che non siano le tue prodigiose chiavi e poi piazzi la prima borsa disponibile con il compito di tenere aperto il portone.

Sempre con il motivetto di Giochi senza Frontiere come colonna sonora, inizi a portare la spesa all’ascensore. Prima rampa, due borsone, posi, chiami l’ascensore con la nocca dell’indice destro e sbirci la buca delle lettere.

Riscendi la rampa, afferri l’altra borsa e, cosa più importante, il carrello. Ora, non so se a voi sia mai capitato di trainare un carrello da spesa di quelli per pensionati su per le scale, da pieno, ma vi assicuro che quelle simpatiche stringhe (lacci?Cordoni?Nastri?Non so come si chiamino) che si usano in palestra per fortificare i muscoli delle braccia, non sono nulla al confronto.

Sali un gradino, tiri il carrello, ti sbilanci, perdi 20 anni di vita, posizioni la borsa in maniera che faccia da contrappeso, sali il gradino. Ripetere la sequenza per tutta la rampa fino all’ascensore.

Quando arrivi al tuo appartamento, inizia la vera sfida. Come se finora tu avessi giocato a Super Mario.

Dopo avere aperto la porta sempre limitando i contatti non necessari, ti devi girare di spalle e toglierti le scarpe. Da quando Burioni in diretta tv ha dichiarato che le scarpe e gli indumenti dovrebbero essere bruciati prima di entrare in casa perché il virus potrebbe essere ovunque, la prima cosa che faccio al mio ritorno, è togliere le scarpe e portarle in veranda dove le spruzzo con l’alcool e le lascio decantare per almeno 24 ore prima di ritoccarle e riporle in casa.

Secondo step: lavati le mani una prima volta, coi guanti. Quindi, lavi i guanti. Rimuovi la mascherina e – ora che ne ho una di quelle riutilizzabili – la riponi anch’essa in veranda in attesa di avere il tempo di disinfettarla: il fatto che siano esplosi i 25 gradi negli ultimi giorni (30 nella mia veranda) aiuta non poco visto che secondo studi scientifici, il caldo è la cryptonite del virus sulle superfici.

Dopodichè, accompagnata da “Hey Ho” dei Sette Nani, ti armi di alcool e straccio e svuoti le borse e il carrello. Pardon, disinfetti borse e carrello e poi li svuoti.

Con zelo ed attenzione, prendi ogni singolo articolo, lo alcoolizzi e lo poni sul tavolo. La frutta nella rete? La laverai. Quella nella busta? Pulisci la busta e laverai la frutta. E via dicendo.

Quando avrai finalmente finito di riporre a posto la spesa, non dovrai fare altro che ripercorrere i tuoi passi a ritroso e disinfettare qualunque cosa tu (o ciò che indossi o hai toccato) abbia sfiorato.

Come minimo diventeremo campioni di triathlon quando tutto questo sarà finito. Avremo la stessa concentrazione dei campioni di scacchi, dei chirurghi o di quelli che vincono sempre a Jenga. Ma la resistenza, quella, mi sa che non l’avremo mai.

Finalmente hai terminato di alcoolizzare la casa (se le facessero il test del palloncino volerebbe via come quella del nonnino di Up), disinfetti la mascherina e per sicurezza la lasci lì in veranda con il suo meraviglioso clima sub-Sahariano. Poi vai in bagno, ti lavi le mani (2) e ti togli i guanti come hai imparato a fare guardando un video di un medico: dal rovescio, non toccando l’altro guanto se non con l’interno e finalmente crolli sulla prima superficie disponibile per riprenderti.

“O mamma!La macchina!Devo metterla a posto!”

Ti rivesti, ti rimetti la mascherina, recuperi le chiavi e via. Ho deciso, la prossima volta che uscirò dovrò procurarmi una tenda da decontaminazione.

Autore:

Lettrice, telefilm addicted, editor, correttore di bozze. Datemi un libro e avrò conquistato il mondo.

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